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Omaggio a Chet Baker: Let’s get lost (Edizione restaurata)

LUMPEN – Il Cinema in testa

in collaborazione con
Comune di Palermo
Assessorato alla Cultura
Tipografia dell’Università – Palermo

presenta

Il Cinema ritrovato a Palermo 2017/18
Direzione artistica Franco Maresco

VENERDI’ 27 APRILE 2018 ORE 21 CINEMA DE SETA
(Cantieri Culturali alla Zisa – Via Paolo Gili,4 Palermo)

LET’S GET LOST di Bruce Weber
in lingua originale con sottotitoli italiano

Let’s Get Lost – USA, 1988- Perdiamoci (Edizione Restaurata)
di Bruce Weber

In occasione del trentennale dalla sua uscita (1988-2018)

Il noto fotografo e regista Bruce Weber racconta con ritmo brillante gli ultimi giorni di vita del geniale trombettista jazz Chet Baker in un documentario che ha fatto storia per il suo linguaggio diretto ed esplicito e per come è riuscito a descrivere le trappole che la fama può tendere alla vita dei personaggi pieni di talento.

Chet Baker, tromba e voce, ascesa e caduta di un mito maledetto, sfuggente e imprevedibile, sleale, infedele, affascinante, in rapporto costante solo con la musica e l’eroina , documentato da Bruce Weber attraverso estratti da B movie, filmati rari di concerti dal vivo, sequenze musicali e collage di immagini, conversazioni franche e dirette con Baker, gli amici, i musicisti, tre mogli, quattro figli, un numero incalcolabile di donne, dalla Costa Ovest a quella Est, fino in Europa, durante quello che si è rivelato essere l’ultimo anno di vita del musicista. La leggenda del jazz volata da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam il 13 maggio del 1988, raccontata da un fotografo-icona, passato dalla moda al cinema, dal documentario ad una sorta di film sperimentale come Let’s Get Lost (Perdiamoci, 1988), vincitore del premio dei critici alla Mostra di Venezia del 1989, candidato a un Oscar, e distribuito al cinema come primo titolo della neonata Lucky Red, fondata da Andrea Occhipinti e Kermit Smith, scomparso nel 2001.
Note di produzione

“Non è che ci siamo seduti dicendo ‘faremo un film di due ore su Chet Baker’ – dice Nan Bush, produttore esecutivo di LET’S GET LOST – tutta questa cosa è nata per caso…”

“Bruce stava preparando una mostra per la Biennale del Whitney e voleva inserirci una foto di Chet, che in quello stesso periodo stava facendo qualcosa in un piccolo locale di New York. Così siamo andati lì e lo abbiamo incontrato. Adoravamo Chet e la sua musica – era davvero un idolo per noi. E quando Bruce ha ritirato le fotografie, era così emozionato che ha chiamato il suo operatore, Jeff Preiss, e gli ha chiesto di recarsi all’appartamento di Chet e di girare qualcosa con la sua Bolex.”

La scintilla dell’eccitazione causata da altre riprese fatte in uno studio di registrazione di Los Angeles li ha portati a decidere di realizzare un progetto più maturo. Ha anche portato Bruce Weber e Nan Bush ad avere a che fare con il meno affidabile tra i protagonisti.

“Era sempre molto complicato rintracciarlo” dice Nan Bush. “Dovevamo preparare la troupe e uno studio, pianificare la logistica, ma non eravamo mai sicuri che alla fine ce l’avrebbe fatta. Chet non viveva secondo le regole seguite dalla maggior parte della gente. Avevamo un produttore delegato, una donna, la cui pazienza è stata messa alla prova oltre ogni limite. Lei lo chiamava, parlava con lui qualche volta per tutta la notte, chiacchierando, parlando con la sua fidanzata, di tutto. Una volta la troupe ha trascorso un giorno intero a prepararsi per una ripresa, e invece Chet è tornato dall’Europa con un giorno di ritardo. Poi alla fine delle riprese girate a Los Angeles, ci ha detto: “al diavolo tutto questo” e anche Bruce a quel punto era pronto a mollare. Ma un attimo dopo Chet ha dato a Bruce una pacca sulla spalla, in un modo davvero carino, si è ricomposto ed era di nuovo pronto a partire. In qualsiasi momento poteva succedere che si alzasse e se ne andasse, che se la prendesse con qualcuno o che ti desse un pugno, o che invece si sedesse tranquillo e fosse gentile da morire”.

L’imprevedibilità di Baker era aggravata dai suoi fallimenti nel business, che hanno impedito alla produzione di usare molti dei brani che Bruce Weber aveva selezionato per il film. Qualche volta il corso delle riprese è stato deviato anche dalla memoria selettiva di Baker.

“C’è una scena verso la fine del film in cui gli chiediamo se i suoi figli sono interessati alla musica”, ricorda Nan Bush, “e lui ha risposto che pensava di no, ma che un altro figlio avuto da un’altra moglie probabilmente sì. A Bruce è quasi caduta dalle mani la macchina da presa. Nessuno ci aveva mai detto che lui avesse avuto un figlio da un’altra moglie. Chet non ci aveva mai parlato di lui. E questo genere di cose ci hanno davvero spossato, perché passavamo il tempo a chiedergli: ‘C’è qualcuno che dovremmo cercare di trovare per il film?’ Ma Chet non era tipo da dare molte informazioni”.

I problemi nella realizzazione di LET’S GET LOST hanno avuto come effetto di far immergere ancora di più Bruce Weber nel film, offrendogli l’opportunità di fare scelte poco ortodosse, così come aveva fatto Baker con la sua musica.

Il commento di Bruce Weber

Tutti hanno una storia da raccontare su Chet

Bill Claxton, il fotografo, mi ha detto che quando Charlie Parker ha sentito per la prima volta suonare Chet, ha chiamato Miles Davis e Dizzie Gillespie e ha detto loro: “C’è un jazzista bianco qui fuori che vi darà un bel po’ di filo da torcere”. Charlaine, la prima moglie di Chet, ci ha raccontato di come Chet suonasse la tromba nella doccia perché era convinto che il suono ne guadagnasse. Negli anni ’50 Marilyn Monroe e Jane Russell erano solite sedersi ad un tavolo in prima fila al The Haig per sentir suonare insieme Chet e Gerry Mulligan. Qualcuno mi ha detto che per calmarsi Chet andava a piedi da Parigi a Roma. Sam Shepard mi ha raccontato di quando una volta è andato a casa di Charlie Mingus e vi ha trovato quest’uomo che si aggirava in pantaloni da cavallerizzo e frustino, senza camicia. Ovviamente si trattava di Chet. Si dice che una volta gli abbiano presentato James Dean per strada a New York all’inizio degli anni ’50. E che lui gli abbia semplicemente detto “salve” per poi andarsene. Dico nel film: “Tutti hanno una storia da raccontare su Chet Baker”. Ho fatto il film con Chet perché volevo avere anch’io qualcosa da raccontare su di lui.

Qualcosa del suo modi di muoversi e di parlare
All’inizio volevo fargli più foto, ma sembrava un po’ poco, allora ho pensato che con lui sarebbe stato meglio girare un filmino di tre minuti, perché non avevo alcuna certezza di rivederlo il giorno dopo. Spariva, se ne andava per le strade, senza numeri di telefono, senza indirizzi, nessun modo di mettersi in contatto con lui. Ho pensato che facendo questo film avrei mostrato qualcosa del suo modo di muoversi e di parlare, oltre alla sua musica.

Amore e fascinazione
Conosco Chet Baker da quando avevo quattordici anni, da quando ho comprato l’album “Let’s Get Lost & Other Songs”. La foto della copertina era stata scattata da William Claxton. Conoscevo bene lui e la sua musica molto prima di incontrarlo, per cui il mio modo di accostarmi alla storia di Chet è stata molto simile alla canzone “Love and Fascination”. Si tratta solo di questo in fondo. Il film ha significato il coinvolgimento di tutto il cast e di tutta la troupe quanto di Chet. E’ stato un continuo passare dall’illusione alla disillusione e poi di nuovo ad un’illusione creata da un eroe. Niente è andato come avevamo immaginato, ma credo che il desiderio maggiore di Chet fosse quello di creare musica meravigliosa, non importa quali problemi avesse nella sua vita personale.

Chet è stato la storia del Jazz
Dick Bock, il fondatore della Pacific Jazz Records, pensava che Chet suonasse come se fosse la storia del jazz. Era Louis Armstrong, Bix Beiderbecke e Bunny Berrigan messi insieme. La sua musica comunica il romanticismo di una spiaggia, il mare e il chiaro di luna, in qualsiasi parte del mondo ti trovi mentre la ascolti.

Verità o bugie
Sono un grande fan di alcuni documentari di David Wolper, e dell’idea che i documentari dovrebbero essere come i film, dovrebbero intrattenere il pubblico e non solo esporre un fatto dopo l’altro. Qualche volta Chet raccontava una storia e noi restavamo incantati, ma il giorno dopo scoprivamo che non c’era niente di vero. Eppure, io continuo a credere ad alcune di quelle storie. Forse era un buon attore, forse diceva la verità, e forse era proprio la persona che ci diceva il contrario ad aver mentito. Credo che talvolta i documentari siano talmente basati sulla verità e sui fatti da non lasciare alcuno spazio al mistero.

Lasciare che le cose accadano
Nel film non abbiamo creato nessuna situazione per Chet; abbiamo lasciato che le cose accadessero. Una volta avevamo stabilito di girare sulla spiaggia, ma Chet è arrivato talmente tardi che abbiamo trovato alcuni cuccioli randagi e abbiamo girato con quelli invece che con lui. In un certo senso mi facevano venire in mente tutti quei giovani jazzisti della Costa Ovest che avevano creato una musica tanto speciale.

Giovane dentro
Perché i ragazzi a Venice Beach? Vedi Chet a 24 anni, un giovane musicista che suonava con Charlie Parker, e poi a 58 anni era come se dentro ne avesse ancora 24. Se avessi riunito un mucchio di vecchi musicisti per suonare con lui, se ne sarebbe andato via subito. Non vedeva se stesso come un cinquantottenne rugoso. Si vedeva come uno di quei ragazzi.

Il loook
Il direttore della fotografia Jeff Preiss ed io abbiamo lavorato a stretto contatto per rendere il film un misto tra una pellicola a inversione in bianco e nero, e un po’ di 8mm. Volevamo che il film risultasse omogeneo con i filmati d’archivio.

William Claxton
Conosco William Claxton da quando avevo 19 anni e frequentavo la Film School dell’Università di New York. Mi ha fotografato e mi ha inserito in uno dei suoi cortometraggi. Le prime copertine degli album di Chet mi hanno fatto conoscere le fotografie di Bill sul mondo del jazz.

Il procedimento
La gente qualche volta pensa che il tuo lavoro come fotografo e quello come regista non dovrebbero scontrarsi. Comincio sempre un film scattando delle fotografie e facendo delle riprese allo stesso tempo. Il mio desiderio era di fare film che avessero lo stesso contenuto delle mie fotografie – qualsiasi cosa fosse. Ma non mi piace parlarne troppo.

“Let’s Get Lost” è considerato da molti il miglior documentario musicale di tutti i tempi. Agli Oscar 1988 ha avuto una Nomination come Miglior Documentario. Alla 47° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 1988 ha vinto il Premio della cirtica.

Introduce il film
Alessandro Presti (musicista)
Franco Maresco (regista)

trailer
https://www.youtube.com/watch?v=9PfdYQzeJk0

ingresso 5 euro
biglietteria dalle ore 20.30
parcheggio gratuito

associazionelumpen@gmail.com
www.associazionelumpen.com

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